| Articolo
publicato su CONPUTER FACILE
Anno V - n. 9 - settembre
2002 |
SECURITY
ZONE |
| di
Giuseppe D'Agrusa
|
Virus |
Riservatezza
e sicurezza |
Introduzione
Un
famoso esperto di rete Mike
Meyer usava dire
che “il computer più
sicuro è quello disconnesso
da tutte le reti; anche da quella
elettrica”.
Certamente un aforisma ben appropriato
dal momento che la diffusione
capillare dei computer e di Internet,
come strumento di informazione
e di commercio, ha dato modo anche
allo sviluppo di un mondo virtuale
in cui vive sovrano il pirata
informatico assieme alle sue creature
"Virus, Trojan, Backdoor,
ecc." pronti a violare i
sistemi per danneggiare e prelevare
informazioni personali "password,
Indirizzi di posta elettronica,
ecc.".
Oggi gli attacchi informatici
rappresentano un incubo, non passa
settimana che non si parli di
nuovi virus sempre più
sofisticati in grado di diffondersi
in modi diversi; un problema che
fa vacillare molte certezze sulla
sicurezza informatica. Studiamoli
in dettaglio e facciamo il punto
della situazione in modo da conoscere
questo nemico invisibile e poterlo
contrastare.
Un
poco di storia
Il fenomeno dei virus ebbe inizio
dalle ricerche matematiche dello
scienziato John von Neumann,
il quale formulò alcune
teorie sulla possibilità
di creare un automa matematico
che fosse in grado di riprodursi
in maniera autonoma "caratteristica
di base dei virus per sopravvivere".
Questa sua teoria ebbe conferma
negli anni 70 in ARPAnet,
quando il mondo telematico incominciava
a fare i primi passi, con la comparsa
di un programma in grado di riprodursi,
il Creeper, un
virus che visualizzava al monitor
il messaggio "I'm the
Creeper, catch me if you can";
immediatamente per contrastarlo
ne fu creato un altro, il Reaper,
che permetteva di trovarlo e rimuoverlo.
Le ricerche continuarono, affinandosi
sempre di più, fino a quando
nel 1986 due fratelli packistani
Basit
e Amjad Alvi,
proprietari di un emporio di prodotti
informatici, distribuirono assieme
ad un programma, venduto a turisti
occidentali, un virus chiamato
Brain (cervello)
che infettava il boot
sector del floppy
disk e modificava l’etichetta
di volume con il testo “(c)
Brain”. Vi fu una vera
e propria epidemia, i due fratelli
dichiararono che questo virus
era stato creato per stabilire
quale fosse la portata del fenomeno
delle copie pirata.
Sempre nello stesso anno Ralf
Burger, ricercatore
all'università della California
del Sud, sviluppò, ad uso
dimostrativo, un virus che era
in grado d’attaccarsi ad
un file con estensione .Com
il “Virdem”.
Nel 1989 utenti americani erano
preoccupati dal virus Datacrime,
il quale, se attivato il 13 e
il 31ottobre, formattava a basso
livello la zona in cui si trova
il codice per l’organizzazione
logica del contenuto del disco
rigido; definito virus
Bomba logica.
I virus diventano sempre più
sofisticati e più pericolosi;
difatti nel 1990 un programmatore
americano Mark Washburn,
realizzò dei virus che
cambiavano aspetto ogni volta
che si replicavano, definiti
virus polimorfi o mutanti,
rendendo difficile all’antivirus
la rilevazione.
Oggi, secondo alcuni dati statistici,
i virus riconosciuti e intercettati
dai software AntiVirus nel 2001
hanno superato la cifra record
di 60mila, con un incremento medio
rispetto agli anni passati di
circa 1000 nuovi virus al mese.
Cos'è
un virus informatico
Il termine VIRUS
“in latino”(in
italiano veleno) in informatica
fu adottato per la prima volta
da Len Adleman “ricercatore
dell’Università Lehigh
in Pennsylvania”, il
quale lo paragonò a quello
biologico sia per la sua somiglianza
nell'attività infettiva
che per le caratteristiche relative
al suo ciclo di vita; difatti
come quello biologico il virus
informatico segue una scala di
sviluppo:
• creazione:
fase in cui il programmatore lo
progetta
• incubazione:
il virus è inattivo ma
controlla i file se hanno altre
infezioni
• infezione:
il virus infetta il sistema se
non viene rilevata nessun'altra
attività infettiva “alcune
sorgenti infettive possono contenere
più di un virus”
• attivazione:
inizio della sua azione dannosa
al verificarsi di un particolare
evento "condizioni previste
dallo sviluppatore"
• propagazione:
fase di infestazione dei file
dello stesso sistema oppure di
altri, veicolandosi su floppy,
CD oppure via rete, ecc.
• riconoscimento:
la sua presenza viene rilevata
dagli AntiVirus in base ad una
stringa di riconoscimento che
lo contraddistingue come tale
• estirpazione:
ciclo conclusivo di vita del virus,
questa fase non ha una certezza
matematica dal momento che possono
esserci ancora in giro file infetti.
Tecnicamente il virus telematico
è un programma di piccole
dimensioni in cui sono contenuti
delle micro istruzioni o algoritmi,
scritte in linguaggio Assembler,
che gli permettono di compiere
delle attività più
o meno dannose; ad esempio: il
virus Marijuana
(noto come Stoned), visualizzava
il messaggio “Your PC is
now stoned! LEGALIZE MARIJUANA!".
Altra caratteristica è
quella di funzionare solo in sistemi
operativi per il quale sono stati
creati (esempio: i virus realizzati
per Windows non funzionano con
sistemi come Linux e Mactoch)
e che per infettare altri file
deve essere residente in memoria
RAM.
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