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Ieri
-
martedi
6
febbraio
2007
-
tredici
super-server
(
root
server
)
della
UltraDns
che
gestiscono
il
traffico
mondiale
di
internet
sono
stati
sottoposti
ad
un'aggressione
massiccia
e
sistematica
da
parte
degli
hacker.
L'aggressione,
organizzata
metodicamente,
ha
lanciato
un
attacco
di
tipo
DDOS
(
distributed
denial
of
service
)
mirante
a
paralizzare
e
blocccare
il
traffico
mondiale
sul
Web,
è
cominciato
alle
5:30
a.m.
ed
è
durato
molte
ore,
ma
già
alle
10,30
a.m.
gli
Internet
service
providers
erano
in
grado
di
filtrare
e
dirigere
il
trafico
in
modo
che
gli
utenti
non
avessero
grandi
problemi.
Per
tutta
la
durata
dell'attacco
la
navigazione
globale
in
internet
non
è
mai
stata
realmente
interrotta,
ed
ha
solo
subito
dei
rallentamenti
per
lo
più
nemmeno
avvertiti
dagli
utenti
privati.
In
effetti
solo
due
dei
tredici
root
server
ha
avuto
problemi
seri
a
acusa
dell'aggressione
e
solo
nel
periodo
della
sua
durata
-
trattandosi
di
un
attacco
DDOS
-
ma
fra
i
tredici
server
ne
erano
compresi
uno
del
Dipartimento
Statunitense
della
Difesa
e
un
altro
dell'ICANN,
l'Ente
che
assegna
nomi
e
numeri
e
indirizzi
IP
ai
domini.
Si
ritiene
che
l'obiettivo
dell'attacco
fosse
dimostrativo
o
meramente
esibizionistico,
certo
è
che
si
è
trattato
di
un
attacco
premeditato
e
orgazizzato
-
il
più
pesante
dall'ottobre
2002
-
e,
soprattutto,
di
un
attacco
mirato
contro
bersagli
precisi
e
delicati.
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Pianeta
PC
08/02/2007 |
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Sembrerebbe
uscita
dalle
pagine
di
un
thriller-tecnologico,
se
non
fossa
una
storia
vera.
Perché
gli
elementi
ci
sono
tutti:
FBI,
russi,
truffatori
di
professione,
incontri
segreti
e
David
Thomas,
il
protagonista,
troppo
furbo
per
essere
arrestato,
passato
dall’altra
parte
delle
barricata,
ma
adesso
inesorabilmente
scaricato.
Per
raccontare
la
storia
dell’illustre
sconosciuto
David,
ci
affidiamo
alla
articolo
apparso
oggi
su
La
Stampa.it,
scritto
da
Pierangelo
Sapegno:
David
Thomas
ha
una
faccia
così
banale
che
potrebbe
essere
uno
qualunque
di
noi,
con
la
sua
riga
perfetta
nei
capelli
neri
e
le
guance
un
po’
tonde.
E
ha
un
nome
e
un
cognome
così
comuni
che
in
America
ce
n’è
una
sfilza
come
lui:
c’è
un
David
Thomas
musicista
rock,
un
altro
poeta,
un
altro
che
fa
il
politico
in
Canada,
e
un
altro
il
giornalista,
pure.
Lui
invece
faceva
l’hacker
e
organizzava
delle
complicatissime
truffe
via
internet:
aveva
messo
su
un
commercio
on
line
con
la
Russia
nel
cuore
delle
banche,
furti
che
gli
rendevano
un
capitale.
Fino
al
giorno
che
lo
beccarono,
in
un
parcheggio
di
Issaquah,
Washington,
nel
novembre
del
2002.
Quando
lo
presero,
però,
David
non
ci
pensò
molto,
e
passò
con
l’Fbi:
«Datemi
degli
agenti
federali
e
io
vi
darò
un
caso
che
coinvolge
i
russi
e
milioni
di
dollari»,
disse.
Quelli
si
guardarono
e
fecero
tre
telefonate.
Tornarono
nella
stanza
vuota
con
il
tavolo
in
mezzo,
dove
lui
stava
seduto
dietro.
«Va
bene»,
gli
dissero....
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Anti-phishing.it
05/02/2007 |
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Sono
stati
gli
stessi
agenti
della
Polizia
postale
ad
affibbiarli
il
soprannome
di
“Genio”
così
da
distinguerlo
dai
comuni
truffatori,
visto
che
E.Z.
27enne
studente
del
Politecnico
di
Torino
residente
ad
Ivrea,
di
comune
proprio
non
aveva
nulla
grazie
alla
capacità
di
forzare
i
sistemi
di
sicurezza
delle
grandi
banche
italiane
come
se
niente
fosse.
Una
capacità
dimostrata
in
prima
persona
direttamente
agli
inquirenti
durante
l’
interrogatorio,
subito
dopo
il
suo
arresto,
avvenuto
nel
2004
insieme
a
quello
del
cugino
G.Z.,
33
anni,
di
Burolo
anche
lui
parte
della
truffa,
visto
che
gli
stessi
investigatori
a
causa
della
quantità
enorme
di
login,
password
e
codici
di
accesso
reperiti
nella
sua
abitazione
lo
ritenevano
parte
di
una
grande
organizzazione
criminale.
Per
dimostrare
di
essere
lui
il
responsabile
della
truffa,
il
giovane
diede
un
saggio
della
propria
abilità,
tra
lo
stupore
di
magistrati
e
consulenti
che
da
ore
lo
interrogano,
accedendo
con
semplici
mosse
al
sistema
informatico
di
Poste
Italiane
e
prelevando
dal
conto
on-line
di
un
cliente
molisano
12mila
euro
poi
trasferiti
sul
conto
del
cugino.
Adesso
è
stata
fissata
per
il
20
aprile
prossimo
la
data
in
cui
dovrà
comparire
davanti
al
Gup
per
l’udienza
preliminare,
dove
dovrà
rispondere
in
compagnia
del
cugino
di
frode
informatica
e
detenzione
abusiva
di
codici
e
di
accesso
ai
sistemi
informatici....
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Anti-phishing.it 02/02/2007 |
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Dvd
Jon",
al
secolo
Jon
Lech
Johansen
norvegese
di
22
anni,
ha
sbloccato
il
meccanismo
-
dal
nome
gentile
"Fair
Play"
-
che
impedisce
agli
utenti
del
lettore
iPod
di
scaricare
musica
da
negozi
online
diversi
da
iTunes
di
Apple
e
di
sentirli
su
lettori
diversi
dall'oggetto
"cult"
degli
ultimi
anni.
Una
vera
impresa,
quella
di
Jon,
che
adesso
fa
gongolare
le
grandi
aziende
interessate
a
vendere
musica
online
e,
naturalmente,
fa
arrabbiare
Apple.
Anche
se
fino
ad
ora
dal
quartier
generale
di
Cupertino
non
sono
arrivare
prese
di
posizione
ufficiali.
La
notizia
è
stata
diffusa
da
Monique
Farantzos,
direttrice
di
DoubleTwist,
la
società
(di
fondata
dallo
stesso
Johansen)
che
pensa
di
distribuire
a
breve,
e
su
legale
autorizzazione,
il
codice
di
"sprotezione".
I
responsabili
della
società
che
si
appresta
a
commercializzare
questo
codice
assicurano
che
questo
procedimento
negli
Stati
Uniti
viene
considerato
legale
e
che
è
stato
studiato
a
tavolino
per
mettersi
al
riparo
dai
prevedibili
attacchi
da
parte
di
Apple.
Questa
non
è
la
prima
impresa
del
giovane
Jon.
Quando
era
poco
più
di
un
ragazzino,
a
soli
15
anni,
aveva
decrittato
-
sviluppando
il
software
DeCSS
-
i
codici
di
sicurezza
che
impedivano
la
copia
dei
dvd.
Per
questa
invenzione
Jon,
che
adesso
vive
a
San
Francisco,
a
due
passi,
quindi,
dalla
Silicon
Valley,
passò
anche
qualche
guaio
giudiziario
dal
quale
è
poi
venuto
fuori
senza
danni.
Due
processi
e
due
sentenze
di
assoluzione:
per
i
giudici
lo
sviluppo
di
quel
software
non
era
contro
la
legge.
Adesso
staremo
a
vedere........
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GigaOm
26/09/2006 |
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